Il sistema elettorale


SISTEMA ELETTORALE AMERICANO

Gli americani il 6 novembre 2012 si recheranno alle urne per scegliere il nuovo Presidente sulla base di un sistema elettorale che non ha subito sostanziali modifiche dai tempi della dichiarazione di Indipendenza.

Il sistema elettorale degli Stati Uniti è piuttosto complesso, frutto della forma federale dello Stato e della visione aristocratica della democrazia che avevano i padri costituenti alla fine del ’700.

La Costituzione prescrive solo tre requisiti al futuro presidente: almeno trentacinque anni di età, che sia cittadino americano per nascita e che risieda negli Stati Uniti da oltre quattordici anni. Hanno diritto a votare tutti i cittadini che hanno compiuto diciotto anni di età. Ma per esercitare tale diritto, il cittadino è necessario che si iscriva alle “liste elettorali”.

Il sistema elettorale americano è indiretto. Non sono infatti i cittadini ad eleggere direttamente il presidente, ma 538 cosiddetti “grandi elettori” che si riuniscono a Washington. I cittadini sulla scheda esprimono la preferenza per un candidato presidente, ma in realtà eleggono una lista di “grandi elettori” associati con lui.

E’ il singolo Stato che conta. I voti dei cittadini (detti “voti popolari”) si contano Stato per Stato, non al livello nazionale. Colui che vince – anche di uno solo voto – in uno Stato si prende tutti i “grandi elettori” in palio in quello Stato (parziali eccezioni: i piccoli Maine e Nebraska, che sono suddivisi in collegi elettorali), chi riesce a far eleggere almeno 270 grandi elettori finisce alla Casa Bianca. Tradizionalmente i “grandi elettori” sono tenuti a votare per il candidato alla Casa Bianca cui sono associati nelle schede, ma ci sono teoriche eccezioni. * Come si dividono i “grandi elettori”. Ogni Stato, piccolo o grande, ha diritto a due grandi elettori più tanti altri quanti sono i deputati inviati alla Camera dei rappresentanti. I deputati alla Camera sono attribuiti grossomodo secondo la popolazione, quindi gli Stati più grandi ne hanno di più. Così i piccoli Stati sono relativamente sovra rappresentati rispetto alla popolazione: il Vermont (circa 600.000 abitanti) ha tre “voti elettorali” e la California (35.000.000) ne ha 55.

Le ultime settimane della campagna elettorale si concentrano sugli swing states, cioè su quegli Stati dove i sondaggi danno un esito incerto e dove pochi voti possono far pendere la bilancia da una parte o dall’altra.
Non essendoci un “Viminale” che fornisca e certifichi i risultati a livello nazionale, la notte elettorale si passa in attesa dei risultati dei singoli Stati. Le diverse catene televisive (ma ormai anche i quotidiani con i loro siti web) valutano exit poll, proiezioni e poi i dati effettivi e attribuiscono – secondo i loro calcoli – uno Stato a un contendente o a un altro, via via colorando di blu (per i democratici) e di rosso (per i repubblicani) le cartine del Paese.

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