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LE
PRIME COLONIE AMERICANE
Nonostante
l’Inghilterra non fosse la prima nazione a colonizzare
il Nuovo Mondo, infatti Stati come l’Olanda e
soprattutto la Spagna la precedettero, è solo con
l’occupazione inglese che prende avvio la vera storia
del Paese. Nel 1606 la Compagnia di Londra fece partire
tre piccole navi, la Susan Constant, la Goodspeed e la
Discovery con 104 persone a bordo; i coloni entrarono
nella baia di Chesapeake nel maggio 1607 e fondarono
Jamestown sul fiume James: aveva così origine la prima
colonia inglese negli Stati Uniti, la Virginia.
L'insediamento si trovò nei guai quasi immediatamente e
per più di dieci anni fu sull'orlo dell'estinzione. La
mortalità era spaventosa: durante l'anno della fame
(1690-10), la carestia e le malattie ridussero la
popolazione da 500 a 60 anime. La colonia sopravvisse
soltanto per l'abilità del capitano John Smith e poi in
seguito grazie a Sir Thomas Dale. Il tabacco divenne ben
presto la base dell'economia della Virginia . Il
Maryland fu creato da un unico proprietario anziché
da una compagnia: George Calvert, Lord Baltimore. La
colonia fu chiamata così in onore della regina
Enrichetta Maria. Come la Virginia basò la propria
economia sul tabacco. Nel
frattempo altri inglesi si erano insediati circa 1000 km
più a nord, nel New England. I pionieri partirono
dall'Inghilterra nel 1620 a bordo del Mayflower. Pur
essendo soltanto un terzo dei 102 passeggeri i
"Pellegrini" controllavano la spedizione. Forse per
caso, forse no sbarcarono il 16 dicembre 1620 a Cape Cod
quella che oggi è Plymouth. Prima di sbarcare dalla nave
i Pellegrini stesero il famoso patto del Mayflower
, che obbligava i firmatari a costituire uno "stato
civile" e che doveva restare la base del governo per
tutta la storia della colonia.
La "grande
emigrazione" puritana fu il più massiccio esodo della
storia della colonizzazione inglese del XVII secolo. Nel
1630 diciassette navi trasportarono quasi un migliaio di
coloni nella baia del Massachusetts. Nel corso
dei dieci anni successivi ne affluirono altri
ventimila. Nel 1630 fondarono Boston e una mezza dozzina
di altre città lungo le coste della baia. Nel 1640
c'erano più di venti centri abitati. I capi della baia
del Massachusetts ritenevano che la massa popolare non
fosse in grado di governare. L'autorità, essi
sostenevano, doveva essere esercitata da coloro ai quali
dio, "aveva concesso potere, importanza e dignità".
L'intolleranza della baia del Massachusetts incoraggiò
gli insediamenti in altre zone del New England. I
fondatori del Rhode Island, ad esempio, vennero
espulsi dal Massachusetts per le loro opinioni. I più
famosi tra loro furono Roger Williams e Anne Hutchinson.
Il primo nel 1636 fondò la città di Providence su un
terreno regolarmente acquistato dagli indiani. Anche il
New Hampshire venne fondato, nel 1638, dai
seguaci di Anne Hutchinson. Ma le altre colonie derivate
dalla baia del Massachusetts furono in genere il
risultato della ricerca di condizioni economiche più
favorevoli. Il reverendo Thomas Hooker, guidò un esodo
verso l'interno lungo la valle del Connecticut
nel 1636 e fondò la città di Hartford (attuale
capitale). La guerra civile inglese bloccò
temporaneamente l'emigrazione nel 1642. La necessità di
una comune difesa contro gli indiani, gli olandesi e i
francesi indusse Massachusetts, Connecticut, New Haven e
Plymouth a costituire nel 1643 la Confederazione del New
England. Questo non era niente più di una libera
alleanza ma costituì il primo esperimento di federazione
nella storia americana. A differenza della Virginia e
del Massachusetts, tutte le colonie della restaurazione
di Carlo II nel 1660, assomigliarono al Maryland nel
senso che vennero costituite sulla base di concessioni
sovrane a proprietari. Nelle
patenti del 1663 e del 1665 Carlo II assegnò la
Carolina, un vasto tratto di terre immediatamente a sud
della Virginia, a un gruppo di otto proprietari, tutti
noti esponenti politici. La concessione della Carolina
era geograficamente distinta in una parte settentrionale
e in una meridionale. Il North Carolina venne
colonizzato da un gruppo proveniente dalla Virginia,
mentre i primi coloni del South Carolina furono
soprattutto piccoli piantatori. La prima colonia in
proprietà a nord della baia di Chesapeake venne
istituita nel 1664, quando Carlo II concesse il
territorio compreso tra i fiumi Connecticut e Delaware,
a suo fratello Giacomo duca di York. La zona già
occupata da olandesi, venne conquistata facilmente dalle
forze del duca nel corso della seconda guerra
anglo-olandese. New Amsterdam divenne New York.
Giacomo, aveva ceduto le terre tra i fiumi Hudson e
Delaware a due suoi amici, già tra i proprietari della
Carolina: Lord Berkeley e Sir George Carteret. La nuova
colonia fu chiamata New Jersey dal nome
dell'isola della Manica in cui Carteret era nato.
Nel 1681 Carlo II concesse a Penn un vasto tratto di
terra al di là del Delaware che sarebbe diventato la
Pennsylvania. L'anno dopo Penn acquistò dal duca di
York gli ex stanziamenti svedesi lungo il Delaware:
queste tre contee ottennero la loro assemblea
rappresentativa nel 1703 e divennero la colonia separata
del Delaware. Penn arrivò nella sua colonia nel
1682 per redigere gli accurati progetti di una capitale
che avrebbe avuto il nome appropriato di Philadelphia
(in greco "amore fraterno"). La Pennsylvania fu l'ultima
colonia del XVII secolo. La colonizzazione della
Georgia nel 1732 completò lo schieramento.
In breve le colonie si dotarono autonomamente di proprie
costituzioni, che tendevano soprattutto a garantire alla
popolazione i diritti civili, politici, religiosi, e
destinate a trovare la più solenne consacrazione nella
Dichiarazione d’ Indipendenza del 1776. Non di meno si
andavano creando profonde fratture tra le colonie
settentrionali e quelle meridionali sia per le
differenze climatiche e ambientali quindi economiche,
sia per le componenti sociali della popolazione; le
sempre crescenti divergenze porteranno inevitabilmente
alla guerra civile del 1861-65.
Nel Nord, infatti, dove il clima non era particolarmente
propizio né estesi i terreni pianeggianti, prevaleva una
società di piccoli coltivatori, ma ancor più di mercanti
e artigiani (poi industriali), permeata in genere da
profonda austerità di costumi, da una vita politica e
intellettuale assai vivace (già nel 1636 era stata
fondata presso Boston la celeberrima università di
Harvard) e più aperta alle istanze democratiche, i
commerci e le attività imprenditoriali erano inoltre
destinati a incentivare l’espansione urbana: non per
nulla è nel Nord, o meglio in quello che oggi si chiama
Middle Atlantic, il Centro, fondamentale cerniera della
regione atlantica, che si sono sviluppate le prime
metropoli degli Stati Uniti, New York e Philadelphia.
Al Nord, borghese e mercantile, si contrapponeva un Sud
climaticamente propizio alle colture di piantagione, in
cui prosperava una società di grandi proprietari
terrieri, spesso di estrazione aristocratica e
politicamente conservatori; i latifondi erano coltivati
dagli schiavi neri, sempre più numerosi e ritenuti un
supporto fondamentale delle strutture economiche locali.
Nel complesso le colonie, prospere e gelose, della
propria autonomia, non avevano in pratica contatti fra
di loro. Furono due elementi esterni che portarono a far
stringere quei legami di solidarietà, preludio alla
guerra d’ indipendenza: un comune nemico, la Francia, e
un’errata politica fiscale adottata dal governo inglese.
I francesi, acerrimi nemici dell’Inghilterra anche in
Europa, premevano alle spalle degli Appalachi per
ampliare i loro pur vastissimi possedimenti, allora
genericamente chiamati Louisiana, estesi lungo la valle
del Mississippi dalla regione dei Grandi Laghi e del San
Lorenzo sino al Golfo del Messico. Le colonie americane
contribuirono largamente con le loro armate al successo
degli inglesi che presero possesso, tra l’altro, del
Canada.
Ma la madrepatria le compensò con un sensibile aumento
della pressione fiscale, ripartendo anche su di esse i
carichi finanziari derivati dalla guerra, e in generale
con l’affermazione sempre più pesante e netta del
proprio supremo potere decisionale.
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