4 luglio negli USA

La Festa dell’Indipendenza americana

14 commenti / di Carlo Galici / aggiornato: 9 febbraio 2017

 
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Che gli Americani siano un popolo particolarmente nazionalista non v’è dubbio, derivazione probabile dal fatto che l’immigrazione abbia accomunato varie persone, usi, costumi e tradizioni in un calderone che, man mano, ha cercato identificazione in qualcosa di ben più grande ed ampio che non fosse soltanto il ricordo della Madre Patria. E così, ogni momento, ogni ricorrenza storica rappresenta l’occasione giusta per rinnovare il proprio orgoglio a stelle e strisce, innalzando stendardi e cantando a squarciagola l’inno del Nuovo Mondo. Ma il 4 luglio, il giorno dell’Independence Day, è molto di più che una semplice festa: è una vera e propria celebrazione dell’essere americani, la volontà e sopratutto la consapevolezza di essere Nazione e di seguire i principi e i valori che i Padri Fondatori hanno instillato nei cuori di ogni Yankee che si rispetti.

Durante la giornata del 4 luglio, gli americani seguono un rituale preciso, che solitamente si realizza con la partecipazione alle parate mattutine proposte dalle grande città. Per questa ricorrenza, gli uffici federali, le poste e le banche restano chiuse, mentre nelle basi militari, a mezzogiorno in punto, vengono sparati tanti colpi di pistola quanti sono gli Stati appartenenti agli USA: in questo modo si realizza il saluto militare cosiddetto Salute to the Union, che ricorda le primissime celebrazioni dell’Independance Day del 1777, quando vennero sparati tredici colpi di pistola (all’epoca erano solo 13 le colonie facenti parti del neonato Stato Americano ndr), una volta al mattino ed un’altra al tramonto, a Bristol, nel Rhode Island. La sera, invece, c’è grande attesa per gli irrinunciabili fuochi d’artificio che illuminano la notte di tutte le città americane, dove seguendo le note dell’inno americano The Star – Spangled Banner, partono le batterie luminose fra i canti commossi intonati con la mano sul cuore.

Storia del 4 luglio

Non si può parlare dell’Independance Day senza conoscerne la storia ed i motivi che hanno portato il 4 luglio ad essere una data così importante: infatti questo giorno va a celebrare la dichiarazione di indipendenza delle colonie inglesi d’America dalla Madre Patria, operata a seguito dei moti rivoluzionari che interessarono la seconda metà del 1700. Ma andiamo con ordine.

L’anno è il 1776, nel pieno della Rivoluzione Americana, quando ormai la frattura fra le 13 colonie inglesi presenti nel Nuovo Mondo (New Hampshire, Massachussetts, Rhode Island, Connecticut, New Jersey, New York, Pennsylvania, Maryland, Delaware, Carolina del Nord e del Sud, Virginia e Georgia) e il regno britannico si era ormai delineata come insanabile, sorta prettamente a causa delle gabelle imposte dai sovrani europei. Durante il secondo congresso continentale compiutosi il 2 luglio 1776 a sessione chiusa, venne approvata una risoluzione d’indipendenza dalla Gran Bretagna sotto proposta di Richard Henry Lee. La risoluzione, inutile specificarlo, ebbe larghissima adesione da parte del Congresso, che la tramutò immediatamente in una vera e propria Dichiarazione d’Indipendenza, per spiegare in un documento ufficiale i motivi che avevano condotto a questa decisione finale.

Tale documento venne stilato dalla Commissione dei Cinque, incaricata di preparare un bozza della Dichiarazione già dal precedente 11 giugno del 1776. Questa commissione era poi composta da cinque illustri personaggi dell’epoca: John Adams del Massachusetts, Benjamin Franklin della Pennsylvania, Thomas Jefferson della Virginia, Robert R. Livingston di New York e Roger Sherman del Connecticut. Non è ben chiaro se si tratti di leggenda o di realtà, ma si dice che l’autore principale della Dichiarazione di Indipendenza fu prettamente Jefferson.

Una volta stilato e revisionato il documento, questo venne approvato dal Congresso proprio il 4 luglio 1776. In realtà, anche qui vi è spesso un’errata convinzione che porta a credere che i membri del Congresso firmarono la Dichiarazione di Indipendenza il 4 luglio, mentre la maggior parte dei delegati firmò il documento il 2 luglio; il 4 luglio fu la data durante la quale venne mostrata pubblicamente la Dichiarazione intesa come documento, un giorno che nel tempo si è confuso fra il mito e la realtà, ma che comunque nulla ha tolto alla solennità dell’evento.

Com’era ovvio pensare, al governo di Londra questa presa di posizione da parte delle 13 colonie non aggradò particolarmente, poiché si stava per perdere un avamposto commerciale prezioso e molto ricco, il che confluì in una guerra civile, la Guerra d’Indipendenza Americana. L’esercito americano guidato da George Washington vinse contro gli inglesi solo qualche anno più tardi, nel 1781, anche se per attendere l’indipendenza definitiva si dovrà aspettare il 1783 con il Trattato di Parigi.

Ad ogni modo, dal 1776 in poi, il 4 luglio è la festa nazionale per eccellenza, che ogni città celebra a suo modo con eventi e manifestazioni di ogni tipo (scopri come si festeggia nelle principali città americane).

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14 commenti su “La Festa dell’Indipendenza americana”

  1. giuliana fornario

    Mi sono servite molto queste informazioni, sono stata premiata dalla prof per la miglior ricerca della classe :-) grazie infinite:-)

  2. Peccato che quella che loro chiamano la “loro” patria in realtà non gli appartenga perchè l’hanno rubata agli hindios distruggendone cultura ed habitat.
    E che tutto ciò che loro hanno costruito è stato costruito sul sangue degli schiavi africani, e dei lavoratori cinesi, molti dei quali cadaveri giacciono seppellite sotto la loro ferrovia.
    Il popolo americano stesso non esite, sono un misto di razze i cui avi sono fuggiti dai propri paesi perchè criminali, o emigrati perché morti di fame (e non parliamo di come erano trattati gli emigrati italiani quando giungevano dopo mesi di mare).
    Gli unici veri americani sono gli hindios che loro hanno chiuso nelle riserve.
    Più che un giorno da festeggiare è un giorno di lutto!

  3. Il loro senso di appartenenza sarebbe qualcosa da imparare a scuola….
    Farebbe bene….
    Ma e’ un discorso lungo…..
    I modelli diversi esistono ma…….
    Perche’ chi stringe la cinghia perde le elezioni….
    Meditate

  4. Marco Buseghin

    A costo di fare il pignolo: il 4 Luglio del 1776 non fu “ottenuta” l’indipendenza. Si celebra la Dichiarazione d’Indipendenza, ma tra quella dichiarazione e l’indipendenza ci furono anni di guerra contro gli Inglesi.

  5. credo che il senso della patria per l’americani sia una cosa che noi italia dovremmo imparare,in particolare la lega che non canta nemmeno inno nazionale,tipica anomalia italica fatta di gente che non sà nemmeno loro cosa vogliono tranne che dar cattivo spettacolo al mondo per tutte le cavolate che dicono da pseudo razzisti ma attacati alla poltona di onorevoli e finaziamento ai partiti,che idioti.Qualcuno dovrebbe dire a queste persone volete l’indipendenza?bene andate siamo noi italiani che non vi volgiamio.Io so che negli usa ci sono i separatisti,ma quando suona l’inno nazionale si mettono sull’attenti e mano al cuore oltre ad inchinarsi alla bandiera

    1. A prescindere dal contenuto ( ognuno è libero di pensare ciò che vuole), suggerirei a Riccardo di imparare a scrivere più correttamente l’italiano per meglio onorare la Patria che gli stà a …quore

    2. sono d’accordo con Te i nostri partiti ci fanno fare delle figure davvero meschine all’estero, e al di la del partito un po di rispetto per il presidente del consiglio in carica, vero è che l’ultimo ha dato il fianco a tutto e di più. Se penso che Ghandi aveva denunciato la moglie per una differenza in bilancio di 4 rupie ( 1 euro = 68 rupie ) I nostri politici non si rendono conto che sono al potere per volere di Dio come tutti Noi, e che dovrebbero diventrare degli asceti e perseguire il compito importante a loro affidatogli

    3. Certi commenti li trovo fuori luogo. Nel 1959 rientravo dagli USA dove ero rimasto per 1 anno ,come scambio culturale tra Italia ed USA. Negli scout per la parata del 4 luglio ho portato la bandiera degli USA e non vi nascondo che ero pieno di orgoglio e di commozione.Rientrando nella città di Messina ,dove il mese di agosto era tutta una festa (AGOSTO MESSINESE) ed a piazza Municipio veniva montato un teatro in tubi innocenti per una capienza di 12.000 persone.Le manifestazioni si concludevano il 31 con i gruppi folcoristiti di gran parte del mondo e alla fine si concludeva con gli INNI NAZIONALI : Pochissime perso si alzarono dalle poltrone,specialmente per l’inno di Mameli(tra questi c’erano i militari in divisa).Spontaneo il paragone ,negli Usa i militari in divisa sull’attenti ed i civili ,compresi i bambini con la mano destra sul cuore che cantano con orgoglio l’inno della loro patria.Il senzo di patria,la bandiera e tutti i nostri eroi che hanno donato la loro vita per la libertà sono solo ricordi da ” Tamburino Sardo ” per chi ha letto il libro CUORE.

  6. Per me non e una pagliacciata,e la cosa che mi piace,perche sono attaccati alla loro nazione,e questo e molto bello e Patriottico,cose che per noi sono strane.Io lo vivo da qualche anno,perche sono invitato a Villa Taverna,e conosco delle persone che vivono in California,e nel momento dell’inno mi metto la mano sul cuore e al passaggio della bandiera a stelle e strice faccio il saluto.,

    1. Arriverò a New York il 4 luglio nel pomeriggio, vorrei assistere a qualche sfilata o almeno ai fuochi, dove devo andare? C’è un punto privilegiato dei festeggiamenti a New York?

        1. Grazie Carlo,
          Aspetterò ancora che la data si avvicini, ma sono così ansioso per questa visita a New York che cerco di preparare tutto per non perdermi nulla!

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