giovedì , 20 luglio 2017
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Hip Hop storia e cultura

Hip Hop: storia e cultura

L’hip hop rappresenta l’espressione più diffusa della comunità Afroamericana negli ultimi decenni; esso nasce sul finire degli anni ’60 nel Bronx di New York per dilagare poi nel resto del mondo in brevissimo tempo, con la conquista anche del mercato discografico, cinematografico, editoriale e dell’ abbigliamento.

L’ hip hop si basa su quattro discipline principali: Il Rap, l’arte della manipolazione del giradischi, detta il Turntablism, il B-Boyng (conosciuto anche come Breakdance), ed infine l’ arte delle bombolette, L’Aerosol art.

Gill Scott-Heron, i Last Poets ed altri artisti degli anni ’60, sono da considerare come antesignani dei rappers di oggi, per il modo di scandire i testi, per le loro tecniche vocali e per i messaggi sociali contenuti nella loro arte. Grande influenza nell’ hip hop ha avuto anche il maestro del Soul, James Brown, ispirando nuovi passi di danza con allusioni sessuali e creando nuovi temi di spunto per i testi , tratti dall’immaginario gangster. Grande ispirazione è stata tratta anche dal Reggae, soprattutto dall’attività del giamaicano Kool DJ Herc, e dal suo uso delle basi e del microfono per intrattenere i partecipanti alle feste.

Grande importanza ha sul nascere e crescere dell’hip hop, anche l’influenza africana con la sua storia, la deportazione ed il colonialismo, ed è in questa ottica che il rapper si inserisce come una figura simile alla figura del menestrello che canta le gesta dei re e degli eroi popolari; in questa visione, le movenze ed acrobazie dei ballerini hip hop vengono paragonate alle prove di iniziazione dei giovani chiamati a diventare adulti nei villaggi, il ritmo dei tamburi è evocato dal suono ossessionante della batteria elettronica. I produttori del genere hip hop, compongono le basi per i rapper con una metodologia particolare, praticando cioè un lavoro di taglio e cucito, montando assieme e facendo coesistere, alternando e sovrapponendo, pezzi di brani tratti dasoul, dal jazz, dal rock e spesso anche dalla musica lirica.

Tutto ciò ha contribuito a sconvolgere l’identità del pop mondiale. Una delle particolari innovazioni dell’hip hop, è il nascere di una sorta di musica fatta in casa, e con l’avvento dell’house e la techno, il funky e la disco music praticati da professionisti, vengono un po’ soppiantati. Ne’ si potrebbe spiegare la nascita delle scene trip hop e drum’n’bass , che dall’Inghilterra stanno conquistando il pianeta, senza il lungo apprendistato che i maggiori esponenti di questi fenomeni hanno consumato nelle file di turntablism, rap, B-boyng e aerosol art. I bassi costi delle apparecchiature per fare musica, fanno si che molte case si trasformino in una sorta di piccole fonti di produzione sonora e musicale. Sul finire degli anni ’60, le scritte di protesta sui muri si evolvono in firme personalizzate ed in seguito in opere d’arte, i parchi cominciano ad essere dei ritrovi dove i dj adottano nuove tecniche nell’uso dei mixer e dei giradischi, in maniera tale da permettere ai ballerini di trasformare i movimenti del boogie in nuove acrobazie ed ai MC, maestri di cerimonia, di rivolgere i propri inviti tramite il microfono. Possiamo dire che il periodo che va dal 1969 al 1979 appartiene al circuito della storia orale, ed a testimonianza di ciò, vi è il fatto che Kool dj Herc, progenitore della stirpe dei dj hip hop, non ha lasciato nessuna testimonianza discografica del suo lavoro.

Se la nascita della Universal Zulu Nation, fondata da Afrika Bambaataa nel 1974, offre al movimento nascente la prima “casa comune”, afrocentrica, pacifista e cosciente della propria identità, l’arrivo del rap sul mercato discografico segna, nel settembre 1979, un punto di non ritorno, l’atto ufficiale dell’hip hop, il primo riferimento sicuro per una storiografia di questa cultura. Tra il 1982 e il 1984, l’hip hop cresce e diventa maturo,ed al piacere di puro intrattenimento si aggiunge anche la denuncia sociale, e canzoni come “The Message” di Grandmaster Flash And The Furious Five e album come quello d’esordio dei Run-DMC, dimostrano chiaramente di avere suoni e temi in grado di competere con prodotti rock anche di alto livello.

E’ sempre in questo periodo che la cultura hip hop si affaccia anche nel mercato cinematografico, ne sono l’esempio pellicole come “Wild Style” e “Flashdance”. Nascono in questo periodo anche nuove case discografiche specializzate nel genere come la Def Jam, la Tommy Boy, la Priority e la Sleeping Bag, distribuite da case discografiche maggiori, facendo si che i prodotti vengano esportati per tutti gli stati dell’Unione. La vecchia scuola del rap offre anche la possibilità di dare visibilità dell’hip hop anche al di fuori degli Stati Uniti. Nel 1983 la Technics introduce il nuovo piatto SL12000MKII, uno strumento importantissimo per i praticanti di questa cultura. Tra il 1985 e il 1987 l’hip hop con la sua musica, consolida le sue posizioni nel business dell’intrattenimento, ampliando ed arricchendo la musica degli esordi con grandi dosi di Rhythm and Blues e di Funk e dando vita a scene locali in tutto il mondo. Nel marzo del 1987 la cima della classifica pop americana è conquistata dal primo gruppo rap, un trio di bianchi, i Beastie Boys, tutto ciò dopo che i Run-DMC hanno già conquistato la copertina del “Rolling Stone”. L’hip hop diventa ormai una miniera d’oro ma comincia anche a pagarne il prezzo; la violenza infatti comincia a dilagare nei raduni, nei concerti e nella vita privata dei protagonisti e rappresentanti di tale cultura.

Nell’ottobre del 1985 esce il film hip hop “Krush Groove”, dominando le classifiche degli incassi, ma è proprio durante la p roiezione della pellicola, che in una rissa un ragazzo perde la vita. Tutto ciò dà il via ad una campagna denigratoria e di accusa nei confronti del rap, ed in questo periodo iniziano a venire stampati gli adesivi che campeggeranno sulle copertine dei dischi, recando la scritta :”Avviso ai genitori: questo disco contiene testi espliciti”. Anche l’utilizzo della musica altrui per realizzare le basi, comincia a generare scontento e pesanti reazioni da parte di chi ne detiene i diritti, e gli avvocati di James Brown e Bobby Byrd nel 1987 attaccano il duo Eric B & Rakim, colpevoli di aver utilizzato la loro musica per il loro brano di successo: “Paid In Full”.

Lo scontro si concluderà con la sconfitta dell’hip hop. Tutti gli autori delle basi di questo genere, da questo momento in poi si vedranno costretti a dover denunciare i titoli e a pagarne i diritti per l’utilizzo. La sconfitta non durerà però a lungo, ben presto infatti la grande quantità di dischi venduti permetterà tranquillamente non solo il pagamento di tutti i diritti e la remunerazione di qualsiasi ospite, ma comporterà anche una rivincita morale derivante dalla dimostrazione che grazie all’hip hop, vecchi cantanti caduti quasi nel dimenticatoio, riacquisteranno celebrità presso le nuove generazioni. Nella società americana la violenza purtroppo dilaga, a causa anche del disagio sociale e alla pubblica circolazione di armi da fuoco; a fine anni ’80, il movimento appare diviso, da una parte una nuova generazione di artisti con base a Los Angeles (West Coast), dove prevalgono le istanze nichiliste e gli scenari di guerra dei Niggers With Attitude, dall’altra, una fazione opposta, a New York (East Coast), dove il messaggio di pace e di ricerca delle radice africane è tenuto acceso da collettivi lungimiranti come Native Tongues e Boogie Down Productions.

Con l’uscita dell’album d’esordio dei Niggers With Attitude e la canzone “Fuck Da Police”, che riflette lo stato delle cose nei quartieri, si viene creando un crescendo di scontri fra rap ed autorità, ai quali seguiranno interventi diretti dell’ FBI. Il 4 marzo 1981, sugli schermi vengono proiettate le immagini del pestaggio di un automobilista nero da parte della polizia, e quando un anno dopo le forze dell’ordine verranno assolte, a Los Angeles si scatenerà una vera e propria guerriglia in cui moriranno 58 persone. Artisti come Ice Cube e Ice-T vengono indicati dalla stampa, a causa dei loro testi, come artefici dell’ondata di odio, alla quale seguiranno non interventi per ridurre il disagio sociale, ma censure, campagne denigratorie, distribuzioni negate, ottenendo come reazione il diffondersi del genere “Gangsta-rap”, ossia hip hop dai cantilenanti toni mafiosi di cui saranno i maggiori rappresentanti: Snoop Doggy Dogg, Coolio, Notorius B.I.G., Puff Daddy, Tupac Shakur, Dr. Dre.

Ben presto si passerà dalle minacce ai fatti, e tra il 1996 e il 1997, Tupac e B.I.G. moriranno uccisi dai rispettivi clan rivali. Negli anni ’90 la marijuana si trasforma in protagonista delle atmosfere di molti dischi divenendo quasi una sorta di quinta disciplina; e contemporaneamente si verifica una grande influenza del movimento della Nation of Islam, con a capo Louis Farrakhan, investendo molti settori della scena. Il 16 Ottobre 1995 la “Million Man March” promossa da Farrakhan a Washington influenza centinaia di dischi, interviste e dichiarazioni dei clan di entrambi le coste, avvicinando l’hip hop all’Islam in maniera ancora maggiore. Alla fine degli anni ’90, l’hip hop ha ormai imperi propri, come quelli dei Fugees e del Wu-Tang Clan; il rap domina le classifiche con i prodotti più disparati, dalle dolci e pacate rime di Lauryn Hill al neo-gangsta di Master P, nel periodo che va dal 1997 al 1998 i primi posti delle classifiche americane sono per lo più detenuti da dischi rap.

L’hip hop dilaga definitivamente nel mondo, creando delle scuole nazionali che ne rispettano la grammatica senza rinunciare a particolari inflessioni locali, anche italiane. Esso diventa spesso un mezzo per interventi educativi promossi anche dagli enti pubblici nei confronti dei ragazzi delle periferie, entra nelle università, interrogandosi sulle proprie radici e sulla propria natura. La “old school” ritorna quindi in voga, vecchi protagonisti tornano alla ribalta, vengono ristampati brani storici, rielaborati da dj e gruppi delle scene big beat e trip hop, conseguenza di tutto ciò è anche una nuova fioritura di dance ed aerosol art; la creatività dell’hip hop è ormai pressoché illimitata.

In questi decenni molti artisti hip hop sono diventati attori ed anche protagonisti di spot sociali contro la violenza e l’AIDS, molti sono stati in prigione per reati di diverso genere, c’è chi ha scritto libri e chi è morto negli scontri fra bande rivali, proprio per questo motivo i protagonisti dell’hip hop non godono dei medesimi privilegi delle altre star del mondo della letteratura e della cinematografia, il loro passato e la loro provenienza da realtà sociali lacerate pesa sulle loro teste, ma d’altronde rinnegare le loro origini, la loro storia e la loro formazione, vorrebbe dire tagliare la loro fonte primaria di ispirazione e distruggere definitivamente la loro credibilità.

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