lunedì , 29 maggio 2017
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Bibbia e bandiera alla Casa Bianca

La prima battaglia è stata vinta nel 2002, ma la guerra scatenata negli Stati Uniti dagli avversari di Darwin è stata dichiarata già da più di mezzo secolo. Dall’ottobre del 2002 l’Ohio è diventato il primo Stato dell’Unione a stabilire che nei corsi di scienze gli studenti debbano «conoscere come gli scienziati continuino a indagare e analizzare criticamente alcuni aspetti della teoria evoluzionistica».

Nello spazio di pochi anni il cosiddetto “creazionismo”, che contrappone l’idea di una Creazione divina alle tesi evoluzionistiche di Darwin, è diventato la punta più avanzata e minacciosa del nuovo schieramento religioso integralista degli Usa. Parallelamente all’espandersi delle culture politiche dell’estrema destra oltre il proprio tradizionale bacino sociale, anche il movimento anti-evoluzionista si è esteso a tutto il paese, portando le proprie tesi fin dentro la Casa Bianca.

Ma se un tempo questa destra religiosa poteva sembrare disposta a condurre soltanto una “battaglia di idee”, che oggi l’obiettivo sia quello di imporre una nuova impronta creazionista all’educazione nazionale e alla ricerca, è fin troppo evidente. «In un distretto scolastico della contea di Cogg, Georgia, si esortano gli insegnanti a discutere le “concezioni controverse sull’evoluzione”», raccontano John Micklethwait e Adrian Wooldridge in La destra giusta, un saggio sulla destra d’oltreoceano. «I conservatori repubblicani – aggiungono i due giornalisti inglesi – sono anche riusciti a far inserire nel rapporto congressuale relativo al No Child Left Behind Act un passo in cui si invitano le scuole (pur non imponendoglielo) a insegnare «tutta la gamma delle concezioni scientifiche». Tutti indizi, a cui se ne aggiungono anche molti altri del medesimo segno, «della crescente volontà della destra di combattere contro quello che considera “l’establishment scientifico” liberal affrontandolo sul suo stesso terreno e mettendo in campo un’autonoma capacità di ricerca scientifica». Non a caso l’ultima risorsa della destra su questo terreno è rappresentata dal cosiddetto “disegno intelligente”, sorta di tentativo di spiegare in termini religiosi anche le scoperte scientifiche.

Non si deve però credere che quella contro le idee di Charles Darwin sia una crociata tra le tante lanciate dalla destra evangelica (protestante) americana nel corso degli ultimi anni. Infatti, come sottolinea Fabrizio Tonello nel suo Da Saigon a Oklahoma City. Viaggio nella nuova destra americana, «non tutti gli evangelici sono fondamentalisti: questi ultimi nacquero all’inizio del Novecento come reazione alla pubblicazione, nel 1859, della “Origine della specie” di Darwin e alla teologia progressista che accettava una lettura storica, anziché letterale, della Bibbia». Questi ambienti, scrive ancora Tonello, «presero il nome dalla pubblicazione, tra il 1910 e il 1915, dei “Fundamentals”, un “manifesto” in 12 volumi indirizzato ai cristiani che “considerano un dovere (…) battersi senza compromessi contro la teologia modernista e certe tendenze culturali laicizzanti”». Così, credere in senso letterale «al resoconto biblico della creazione del mondo, significava ovviamente condannare le teorie dell’evoluzione».

In verità fu un processo che si svolse a Dayton nel Tennessee a partire dal luglio del 1925 a segnare il vero debutto della guerra a Darwin a cui stiamo assistendo ancora oggi. «Imputato era il giovane insegnante di biologia John Thomas Scopes – spiega l’americanista Roberto Giammanco in L’immaginario al potere – Chiamato a fare una supplenza nella classe del direttore della scuola pubblica di Dayton, Scopes si era servito, per le spiegazioni, di un testo che faceva riferimento alle teorie evoluzioniste». Teorie che una legge dello stesso Tennessee aveva messo al bando. «Prima ancora che si aprissero le porte della stanzuccia in cui si riuniva il consiglio comunale, l’unica a Dayton che poteva vagamente rassomigliare a un’aula di tribunale – spiega Giammanco – il significato del processo era già chiaro. Era lo scontro tra la Bibbia e la Scimmia di Darwin».

Da questo primo episodio, le dimensioni della sfida lanciata dai fondamentalisti alle istituzioni laiche – si tratti della scuola, della ricerca scientifica, perfino della legislazione dei singoli Stati e di quella federale – non ha fatto che crescere e estendersi. «Se la destra religiosa non è riuscita a raggiungere pienamente i suoi scopi, non è certo per mancanza di convinzione, quanto piuttosto perché qualcuno ha cercato di impedirglielo – scrivono Caroline Fourest e Fiammetta Venner in Tirs croisés – Nella società americana si sono manifestati dei contro-poteri come la Corte suprema, ma anche una vera opposizione sociale formata dai movimenti femministi, gay, antirazzisti che hanno fin qui cercato di impedire che il peggio si realizzasse».

Questo mentre dall’establishment politico di Washington arrivavano segnali sempre più inquietanti. La contro-rivoluzione culturale che la destra americana ha lanciato contro le pur timide conquiste della stagione della lotta per i diritti civili degli afroamericani, del pacifismo e dei movimenti democratici e espressione delle minoranze del paese, ha infatti trovato nella stessa Casa Bianca aperti sostenitori. Secondo il sociologo francese delle religioni Sébastien Fath, autore di Dio benedica l’America e In God We Trust, gli Stati Uniti appaiono oggi come «una nazione con l’anima di una Chiesa». In particolare, sottolinea Fath, «molti osservatori rimangono perplessi davanti alla palese religiosità del presidente Bush e alla retorica manichea della sua amministrazione». Del resto, un suo illustre predecessore, Ronald Reagan, aveva annunciato già una ventina di anni fa questa deriva fondamentalista del Partito repubblicano. Nel 1983 Furio Colombo notava in Il Dio d’America come Reagan, partecipando durante la campagna elettorale del 1980 a un’assemblea di pastori evangelici e fondamentalisti a Dallas in Texas, avesse fatto alcune dichiarazioni molto nette. In una di queste si era ad esempio dichiarato apertamente «creazionista». E Colombo, nel dare conto dell’evento, sottolineava: «L’offerta di approvazione e sostegno all’assemblea significa sposare posizioni di vero e proprio integralismo. L’assemblea proponeva infatti la fine della separazione tra chiesa e stato, la sottomissione di ogni legge civile ai precetti morali derivati dalla particolare interpretazione biblica proposta dal gruppo».

GUIDO CALDIRON

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