Dopo guerra indipendenza

Scrivi un commento per primo / di Carlo Galici / aggiornato: 18 dicembre 2017

 

IL DOPO GUERRA
Due furono a partire dall’inizio gli indirizzi programmatici che si diede il nuovo Stato: un pressoché totale disimpegno in politica estera (l’isolazionismo e la neutralità rimasero cardini indiscussi sino alla prima guerra mondiale) e la concentrazione di tutte le energie nella conquista degli immensi spazi a ovest degli Appalachi.

In base a una legge del 1787, che inciderà profondamente sulla futura storia del paese, l’intero Ovest diveniva proprietà federale; le aree via via colonizzate sarebbero state amministrativamente organizzate in territori, i quali, una volta raggiunti i 60.000 abitanti, sarebbero divenuti Stati e annessi all’Unione con piena parità di diritti con i 13 Stati fondatori.

Già sul finire del secolo si costituirono tre nuovi Stati: il Vermont, ancora in zona appalachiana, il Kentucky, e il Tennessee; nel 1803 si istituì l’Ohio, il primo grande “Stato dell’Ovest”.

Man mano che avanzava l’inarrestabile marea dei coloni in cerca di terra e di ricchezza, gli indiani, i cui territori venivano progressivamente occupati, erano costretti ad arretrare.

Anche se agli inizi della “conquista” il governo federale aveva cercato, con appositi trattati, di salvaguardare almeno in parte i loro diritti e aveva loro assegnato speciali riserve, la “corsa all’Ovest” condotta da uomini rudi, privi di scrupoli e di leggi, spazzò via ogni resistenza.

Tra il 1800 e il 1835 tutti gli indiani superstiti – molti erano stati decimati dalle malattie contagiose trasmesse dagli stessi pionieri – furono deportati al di là del Mississippi, in quelle terre che furono allora definite “territori indiani”.

Nuovi Stati si andavano intanto aggiungendo all’Unione, grazie anche alla vendita da parte di Napoleone, nel 1803, della Louisiana, un’area enorme e non ben definita, vagamente estesa dal Mississippi sino alle Montagne Rocciose, che avrebbe dato origine, oltre che allo Stato della Louisiana vero e proprio, costituitosi nel 1812, a numerosi altri Stati, tra cui l’Indiana, il Mississippi, l’Illinois e l’Alabama.

Nel 1819 l’Unione acquistava invece dalla Spagna la Florida, che diveniva Stato nel 1845 insieme al Texas. Con il trattato del 1846 la Gran Bretagna cedeva il cosiddetto Territorio dell’Oregon, corrispondente all’attuale Stato dell’Oregon e alla maggior parte di quello di Washington; dopo una vera e propria guerra di conquista, terminata nel 1848, il Messico rinunciava alla California e al Nuovo Messico, dall’Utah, del Nevada, del Colorado e del Wyoming: si completava così l’unificazione territoriale degli Stati Uniti.

Di pari passo si andava creando una ben articolata rete di vie di comunicazione. Nel 1825 l’apertura del canale Erie, tra la costa atlantica e i Grandi Laghi, era stata determinante per la prosperità del porto di New York; nel 1830 già esisteva una ben attrezzata flotta fluviale di navi a vapore, che permetteva di sfruttare il Mississippi, raccordando l’Atlantico con il Golfo del Messico; nello stesso anno facevano la loro prima apparizione le ferrovie.

La società americana diveniva testimone di radicali trasformazioni, causate in gran parte dall’impetuoso accrescimento demografico: la popolazione passò infatti dai 4 milioni di abitanti della fine del XVIII secolo ai 9,6 milioni del 1820, ai 17 milioni del 1840, agli oltre 31 milioni del 1860, mostrando così di raddoppiare pressappoco ogni venti anni.

In sempre maggior misura giunsero gli immigrati, ma nulla li accomunava ai primi coloni: erano agricoltori od operai inglesi vittime dell’instabilità economica o contadini irlandesi che letteralmente fuggivano dalla “grande fame” del loro paese.

I nuovi arrivati tendevano a fermarsi nelle grandi città dell’Est, specie nei centri portuali come New York attirati da un’industria in continua espansione, oppure a proseguire la corsa all’Ovest, destinato a diventare il “granaio” dell’Unione; peculiare resta invece il popolamento della California, iniziato con la frenetica “corsa all’oro” attorno alla metà del secolo.

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