Pena di morte negli USA

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Il tema della pena di morte è da sempre uno dei più controversi e dibattuti a livello internazionale.

Gli Stati Uniti sono tra i 55 Paesi del mondo nei quali è prevista la pena capitale per reati particolarmente gravi, mentre nei restanti 2/3 degli altri Stati è stata abolita ufficialmente o nella pratica.

È ancora oggi applicata come punizione legale approvata dal sistema giuridico americano, in quanto non è mai stata riconosciuta la risoluzione ONU sulla moratoria universale della pena di morte del 2007.

Le esecuzioni capitali sul territorio americano scatenano tutt’ora un forte malcontento e riflessioni per le implicazioni di carattere sociale, etico e razziale. Lo stesso Paese è ampiamente diviso tra i sostenitori e i cosiddetti abolizionisti.

La politica della Casa Bianca è stata spesso contrastante nel corso dei decenni e ormai il numero dei detenuti condannati a morte sembra essere in evidente calo.

Vediamo in che modo si è evoluta negli anni la pratica della pena capitale, dove e come viene applicata.

Origine ed evoluzione della pena capitale negli Stati Uniti

La pena di morte negli Stati Uniti si è imposta come usanza locale già ai tempi delle prima colonie nel XVII secolo. In quegli anni, gran parte dei reati, anche minori, erano puniti con la condanna capitale.

Con la nascita dello Stato Federale e del sistema carcerario, la detenzione diventa l’alternativa principale alla pena di morte, il cui utilizzo è molto meno frequente a partire dall’inizio del XX secolo.

Soltanto in seguito alla Prima Guerra Mondiale e alla Grande Crisi del 1929 la pena capitale viene nuovamente reintrodotta in molti Stati.

Un nuovo impulso abolizionista si è avuto poi tra gli anni Cinquanta e Sessanta. In seguito, il dibattito sulla questione riprende quota soprattutto negli anni Settanta, decennio di importanti sentenze passate alla storia.

Tra il 1964 ed il 1974 le condanne capitali sono molto poche o vengono sospese, ma si registra nel frattempo un aumento di omicidi e violenze. Ciò porta l’opinione pubblica a sostenere la teoria della deterrenza esercitata dalla pena di morte sui criminali.

I media dell’epoca e la classe politica puntano il dito sul sistema giuridico a stelle e strisce, accusato di essere inefficace nel proteggere i cittadini. È per questo che nel 1976 la Corte Suprema definisce costituzionale la pena di morte e dunque nuovamente applicabile.

Negli anni Ottanta vengono ampliati i reati punibili con la condanna a morte, mentre dal 1994 al 1999 si è assistito al maggior numero di esecuzioni capitali.

Dal 2004 in avanti l’appoggio dell’opinione pubblica si è ridotto dall’80% al 60% e sono drasticamente diminuite le esecuzioni. Intanto il Congresso ha limitato nuovamente i reati punibili ai soli crimini gravi, esentando i minori e i disabili mentali.

Negli anni Duemila molti dei 50 Stati hanno deciso di abolire definitivamente la pena di morte. Questo è stato possibile anche grazie alle polemiche e agli scandali legati all’uso dei test del DNA che hanno portato alla luce moltissimi casi di innocenti condannati per errore.

Attualmente i crimini punibili a livello federale con la massima pena variano secondo lo Stato e possono includere:

  • Omicidio
  • Omicidio di poliziotti, pompieri, agenti federali
  • Omicidio di minorenni
  • Spionaggio
  • Alto tradimento
  • Atti di terrorismo
  • Traffico di droga
  • Stupro
  • Abusi sessuali

I metodi di esecuzione

Nel corso della loro storia, gli Stati Uniti si sono avvalsi di differenti strumenti e metodologie per eseguire le pene capitali.

  • Sedia elettrica: è introdotta nel 1889 per sostituire l’impiccagione, sistema considerato ormai troppo barbaro. Il condannato viene legato ai polsi e alle caviglie e gli vengono apposti degli elettrodi lungo il corpo e una calotta alla testa. Le scariche elettriche provocano l’immediato arresto cardio-respiratorio.
  • Camera a gas: questo metodo è stato adottato dalla fine degli anni Trenta. Il colpevole viene chiuso in una stanza con pareti a tenuta stagna, dalle quali viene disperso il cianuro nell’aria. La morte sopraggiunge per asfissia.
  • Iniezione letale: è utilizzata dal 1977, in seguito alle polemiche causate da metodi brutali come camera a gas e sedia elettrica. L’iniezione consiste nell’immissione nel sistema circolatorio di un veleno composto da cloruro di potassio e bromuro di curaro. Il condannato muore quindi per arresto cardiaco e paralisi del diaframma.
  • Impiccagione e fucilazione: sono i mezzi di esecuzione più antichi e quelli considerati più disumani in quanto non provocano la morte istantanea.

L’impiccagione e la fucilazione sono state quasi del tutto abbandonate a partire dagli anni Settanta.

Soltanto in South Carolina è stata ripristinata la fucilazione nel marzo 2022 a causa delle difficoltà nel reperire il mix di farmaci necessari per l’iniezione letale.

La camera a gas in principio sembrava un meccanismo moderno e sicuro, ma in alcuni casi ha solo protratto le sofferenze dei condannati. Inoltre, è anche stata fonte di discussioni poiché era uno degli strumenti di sterminio usati dai nazisti.

Fino al 2000 la sedia elettrica è il metodo di esecuzione più utilizzato, con oltre 4.300 condanne eseguite. In realtà, l’incompetenza degli addetti e i frequenti guasti degli impianti non sempre permettevano un’esecuzione indolore e rapida.

Dunque, nel tempo si è preferito puntare sull’uso dell’iniezione letale, per lo più per motivi politici. Infatti, i sostenitori della pena capitale necessitavano di un sistema più umano e accettabile agli occhi dell’opinione pubblica.

Le principali sentenze della Corte Suprema

Negli anni il pensiero e l’atteggiamento della popolazione americana sull’argomento è stato spesso influenzato da alcune sentenze emesse dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Ecco alcune di quelle più significative che hanno modificato l’applicazione della pena capitale.

  • Furman vs. Georgia (1972): la Corte Suprema stabilisce che la pena di morte è incostituzionale per come viene applicata, in quanto viola l’ottavo emendamento che vieta punizioni crudeli e inusuali.
  • Gregg vs. Georgia (1976): la Corte Suprema cambia idea sul tema e viene di nuovo approvata la costituzionalità della pena di morte. Il cambiamento è stato favorito dall’aumento di omicidi e crimini avvenuti in quegli anni.
  • McCleskey v. Kemp (1987): la sentenza riguarda l’uso improprio delle condanne capitali contro le minoranze. La Corte respinge il ricorso di un afroamericano accusato dell’omicidio di un poliziotto bianco. Gli avvocati difensori avevano presentato uno studio statistico che dimostrava come il sistema giuridico della Georgia fosse profondamente razzista.
  • Thompson vs. Oklahoma (1988): la Corte reputa incostituzionale l’esecuzione di coloro che al momento del reato hanno meno di 16 anni. La sentenza sembra una risposta alle convenzioni internazionali per i diritti dei minorenni.
  • Atkins vs. Georgia (2002): la pena di morte viene reputata incostituzionale per i condannati affetti da ritardo o malattie mentali.
  • Roper vs. Simmons (2005): con questa sentenza la Corte Suprema proibisce le esecuzioni capitali di tutti i minorenni al momento del crimine.

La situazione attuale

Dei 50 Stati Federali, ben 23 hanno votato per abolire formalmente la pena di morte. Gli altri hanno deciso di mantenerla in vigore.

Ci sono poi 13 Stati nei quali la pena capitale è ancora ufficialmente presente, ma che hanno deciso di aderire ad una moratoria temporanea che sospende ogni esecuzione. Il Distretto di Columbia (DC) e il territorio non incorporato di Porto Rico non applicano la pena di morte.

La Virginia è il 23° Stato abolizionista in ordine cronologico (marzo 2021), mentre quello che detiene il record di esecuzioni è il Texas.

Nel 2021 le condanne negli Stati Uniti sono state appena 11, quota più bassa degli ultimi 30 anni. C’è stato un calo del 35% rispetto al 2020 e del 74% in confronto ai 10 anni precedenti.

Dalla morte di Timothy McVeigh nel 2001, non è stata più applicata nessuna condanna federale fino al luglio 2020.

Da questo periodo e fino a gennaio 2021 (conclusione del mandato di Donald Trump) sono state eseguite 12 condanne, tra cui quella di Lisa Montgomery, la prima donna giustiziata dal governo federale dal 1953.

Da gennaio a maggio 2022 ci sono già state 6 esecuzioni capitali tra Oklahoma, Texas, Arizona, Alabama e Missouri, tutte eseguite tramite iniezione letale.